domenica 29 luglio 2018

L'isola di Drangey

Tempo fa due troll della notte, marito e moglie, vivevano al nord dell'Islanda, a Hegranes. I due avevano una vacca, un giorno entrò in calore e decisero di portarla loro stessi dal toro, così da non perdere il momento più fertile per l'animale. L'uomo troll stava davanti e conduceva l'animale mentre la moglie troll restava dietro per poterla spingere, in direzione del mare. Mancava ancora parecchia strada e, mentre stavano percorrendo il fiordo, videro che il cielo cominciava a schiarire e l'alba era vicina. Il sole sorse da oltre le montagne e quando i suo raggi colpirono i tre, questi si trasformarono in roccia e la mucca divenne l'isola di Drangey. I due troll, posti rispettivamente a nord e a sud di quest'ultima, sono chiamati dai locali Karl e Kerling e vengono salutati da tutti coloro che visitano l'isola per la prima volta, con queste parole:

“Salute e prosperità a te, Drangey, e a tutti i tuoi familiari.
Salute e prosperità a te, Kerling, e a tutti i tuoi familiari.
Salute e prosperità a te, Karl, e a tutti i tuoi familiari.”



L'isola si trova a metà del fiordo Skagafjord, il suo nome deriva da due altre isole drangar, o rocce pinnacolo, che sorgono ai due lati, quella più a Nord è stata molto sgretolata e consumata dal mare oltre cent'anni fa. Le coste dell'isola sono molto ripide, le scogliere raggiungono l'altezza di centottanta metri, in alcuni punti piombano a picco sul mare mentre, dal lato occidentale, hanno alla loro base un po' di spiaggia. La cima dell'isola, impossibile da raggiungere senza scale o corde, è ampia ed erbosa, vi abitavano poche persone con i loro greggi di pecore, che vi restavano tutto l'anno se l'inverno non era troppo rigido. La vita è estremamente difficile sull'isola, sopratutto a causa della mancanza di legna da ardere, ma la pesca e la caccia agli uccelli marini può essere proficua.
Sull'isola si è rifugiato a lungo Grettir, eroe e fuorilegge islandese, le cui avventure si possono leggere della Saga di Grettir, e qui ha trovato la sua fine attorno all'anno 1030 d.C. Prima di allora l'isola era un terreno demaniale, dopo la sua dipartita divenne proprietà della diocesi di Holar. Cacciare gli uccelli lungo le scogliere era produttivo, ancora oggi la carne della Pulcinella di Mare viene utilizzata come ingrediente nei piatti tipici islandesi, ma la caccia era anche estremamente rischiosa e non furono pochi a perdere la vita. Ciò che era strano è che per quante accortezze si usassero, per quanto le corde fossero buone, gli uomini continu Drangey avano a cedere nel vuoto, trovando la loro fine. Si scoprì che le corde venivano tagliate di netto, circa a metà della lunghezza. Si ipotizzò quindi che lungo le scogliere vivessero persone, magari autoctone, che non volevano tra i piedi dei forestieri, ancora meno se erano lì per cacciare.

Poco a poco i cacciatori diminuivano, rinunciando all'impresa, fino al giorno in cui Gudmund Arason il Buono divenne vescovo di Holar. Questi era solito aiutare chi più era in difficoltà, elargendo benedizioni e spezzando incantesimi e maledizioni, così, quando seppe ciò che accadeva sull'isola di Drangey, decise di intervenire. Approdò sull'isola con i suoi preti e l'acqua santa, usò una lastra di pietra trovata sul posto come altare, cantando messa e cantando. Ancora oggi è uso che nessuno salga sull'isola, o ne discenda, senza dire una preghiera sull'Altare di Gvend. Il vescovo cominciò a benedire il terreno, partendo dal Salto dell'Aringa, procedendo in senso antiorario, talvolta facendosi calare lungo la scogliera. Lavorò sul tutto il versante occidentale ma a un certo punto, mentre era legato ad una corda, puntò dalle rocce un grosso braccio grigio che impugnava una spada che tagliò lesto due dei tre trefoli che componevano la corda del vescovo. Nello stesso momento, egli udì una voce che diceva: “Non benedire più vescovo Gvend! Il male deve pur avere un posto per viverci!”, e così fece. La scogliera dalla parte dell'isola non benedetta si chiama oggi Heidnaberg, ovvero Scogliera dei Pagani, ricca di pappagalli ma non di forestieri.

venerdì 2 febbraio 2018

♦ Libri ♦ Manoscritto sapienzale femminile

MANOSCRITTO SAPIENZALE FEMMINILE 
Ovvero i segreti del Calderone


Traduzione dal latino, note, saggio introduttivo - Davide Melzi
Editore - Terra di Mezzo
Collana - Sapienzale
Anno di pubblicazione - 2006
Pagine - 156

Il manoscritto latino che in questo volume si presenta e si traduce, corredato da note di commento, è pervenuto alla nostra casa editrice nelle circostanze enigmatiche cui si allude nella prefazione dell’editore.
Esso si può ricondurre alla tradizione alchemica o ermetica: ci si riferisce a quella corrente sapienziale che, sotto la complessa chiave simbolica dei metalli e dei procedimenti chimici, celava forse un’opera interiore, anzi una vera e propria Scienza spirituale e segreta finalizzata al superamento verso l’alto dell’essere umano, fino ad ottenere un modo d’essere divino. Di norma si tende a considerare l’Alchimia come una tradizione maschile, anche perché in effetti si presume che la quasi totalità dei testi che ci sono pervenuti siano stati scritti da maschi, anche se a volte i loro autori non sono stati chiaramente identificati Il manoscritto qui tradotto sembra smentire questa ipotesi: esso si rivolge esplicitamente a delle Donne e fa riferimento ad energie e metodi particolari, intesi come prerogativa esclusivamente femminile.
D’altra parte i presupposti e gli obiettivi sembrano essere i medesimi: purificare e perfezionare le “sostanze” di cui l’essere umano è composto per liberarle dalla prigione della materia; armonizzare con consapevolezza e costanza ciò che normalmente è disarmonico e passivo; utilizzare le energie nascoste e dormienti nella compagine umana per conoscere dimensioni superiori luminose. In quest’opera di trasformazione, secondo il Testo, sarebbe fondamentale anche il contatto con altre misteriose “Sorelle”, cioè le Donne che conducono una stessa Opera; con esse anzi ci si potrebbe riconoscere molto simili, in quanto tutte figlie di un’Unica Madre. Si deve anche dire che viene spesso citata, come principio di riferimento, una figura divina femminile, detta Signora Perenne. Essa può forse far pensare ai culti femminili rivolti alla Grande Dea, diffusi fin dalla preistoria in moltissime parti del mondo: culti che peraltro, più che essere rivolti a Dee diverse, potrebbero appunto essere stati finalizzati a conoscere e forse perfino ad identificarsi con i mille differenti volti di un’unica grande Madre del cosmo e della natura.
Nel presente libro un saggio introduttivo valuta proprio l’ipotesi che anche il testo alchemico che qui si traduce, e che viene stampato integralmente nella prima parte dell’opera, anche per la bellezza e l’originalità della grafia, sia ricollegabile a questa misteriosa tipologia di culti femminili arcaici. In particolare, da alcuni riferimenti interni, esso sembrerebbe potersi riferire al culto di Anna Perenna, una Dea italica pre-romana, connessa alla luna ed al flusso di energia vitale che continuamente genera gli esseri e le forme.
Dunque, se tale ipotesi fosse vera, anche questo libro potrebbe ricollegarsi ad una corrente di Conoscenza femminile mirante a reintegrare l’essere umano, ed in particolare la donna, nell’Energia cosmica, superando i limiti storici. Una Conoscenza che appunto, al decadere delle religioni antiche, si sarebbe nascosta sotto i complessi ma affascinanti simboli dei metalli, dei fuochi e delle trasformazioni alchemiche.

Un libro singolare e decisamente particolare. All'interno del tomo è riportato il manoscritto in latino, in originale e trascritto, quindi tradotto. La lettura è certo veloce e piuttosto scorrevole ma comprendere il mistero che avvolge è tutt'altra cosa, il messaggio che porta è di difficile comprensione, impresa impossibile per le "donnette", come suggerisce più volte la presunta autrice del manoscritto, ma che può rivelarsi possibile dalle Donne che comprendono l'Arte del Calderone. Ho letto il libro con attenzione, rileggendone alcuni passaggi, chiedendomi diverse volte se avevo compreso il messaggio nascosto che il testo contiene, chiedendomi se fosse così semplice o immediato come può apparire in certi punti o se avevo totalmente frainteso ogni cosa, considerando che è la prima volta che leggo un testo alchemico. Che si comprenda o meno, la sensazione che lascia è un languore piacevole e leggero. Un testo davvero interessante.

giovedì 1 febbraio 2018

♦ Libri ♦ FATE di Janet Bord

FATE 
Cronaca degli incontri reali con il Piccolo Popolo
di JANET BORD



Titolo originale -  Fairies. Real encounters with Little People
Editore - Oscar Mondadori
Collana - Nuovi Misteri
Anno di pubblicazione - 1997
Pagine - 211

Gli incontro, veri o presunti, con fate, gnomi, creature paranormali vengono solitamente rifiutati o contestati come frutto di fantasie. Tuttavia innumerevoli persone affermano di aver visto esseri dall'aspetto umano ma indefinito, a volte radunati in gruppo e altre volte in solitaria, spesso sfuggenti e difficili da rintracciare, altre volte invece estremamente audaci e persino aggressivi. Dall'alba dei tempi sono diverse le testimonianze e i racconti che si aggirano attorno alla leggenda del Piccolo Popolo. L'autrice del libro, Janet Bord, esperta di eventi sovrannaturali, ha riunito in questo libro, ormai una ventina di anni fa, racconti e testimonianze oculari dalle diverse parti del mondo e dalle più disparate tipologie di persone, dai bambini agli anziani, dai preti ai commercianti. L'autrice svolge un'indagine approfondita su credenze e leggende radicate nella memoria popolare, senza mai sbilanciarsi nel dare una propria opinione. Analizza anche le somiglianze tra gli antichi incontri con il piccolo popolo e i più moderni alieni: corporatura esile, bassa statura, i rapimenti che accomunano queste due figure. In un secondo capitolo, Janet Bord analizza la figura della fata come spirito della natura, come protettore e custode di luoghi sacri, accostando tale figura a quella di alcuni dei pagani locali con la stessa funzione. Personalmente ho apprezzato molto la posizione dell'autrice che mai si sbilancia se non in qualche piccolo commento personale e riportando in un paio di punti delle proprie esperienze senza però analizzarle a fondo, accettandole semplicemente per quello che sono, così come i numerosissimi racconti riportati tra le pagine del libro, lasciando così al lettore la possibilità se credere o meno all'esistenza di entità che vivono a stretto contatto con noi anche se in una realtà ben diversa dalla nostra, realtà che talvolta si possono incontrare per qualche breve istante. 
Janet Bord è coautrice di numerosi libri su aspetti e manifestazioni del paranormale. Dirige con il marito Colin la Fortean Picture Library, un fornitissimo archivio fotografico che raccoglie le più svariate testimonianze visive dei fenomeni inspiegabili e misteriosi. Vive a Clwyd, nel Nuovo Galles.

martedì 5 settembre 2017

Celebrare Mabon

Settembre è iniziato da ben 5 giorni, già trascorsi troppo velocemente per me e le temperature si sono abbassate di troppo poco. Con piacere vedo le prime foglie ingiallirsi e il vento soffiare frequentemente e più fresco, l'inizio della scuola materna è alle porte e anche il mio bimbetto non vede l'ora di tornare a giocare con i compagni di classe. Io sono in fase di cambiamento, spero in senso positivo, in diversi aspetti della mia vita, e devo dire che era proprio ora perché sebbene possa considerarmi felice, non mi piace che qualcosa resti sempre uguale troppo a lungo. L'autunno è decisamente la mia stagione preferita e Mabon di conseguenza il Sabba che amo di più e che regolarmente non riesco mai a godermi come vorrei!

Con l'arrivo di Mabon il giorno e la notte tornano in equilibrio, durando le stese ore. L'oscurità comincerà a farsi strada poco a poco e il giorno sarà sempre più breve, la natura inizia a rallentare e a prepararsi all'inverno. Mabon, così come il mese di Settembre, invita a lasciare il vecchio per il nuovo, ad allontanare qualche brutta abitudine e a cominciare un nuovo progetto. Volete smettere di fumare? Vi sarebbe sempre piaciuto imparare a ballare o a dipingere? Volete finalmente organizzarvi meglio per avere più tempo per voi o per chi amate? Questo è il momento giusto per migliorarsi. 

Festeggiare un Sabba non vuol dire limitarsi alla celebrazione dello stesso, bisogna assaporarlo, viverlo quotidianamente, in ogni piccolo gesto, prendendosi del tempo per meditare sulla trasformazione che la natura sta compiendo attorno e dentro di noi. A volte basta davvero poco, ecco qualche suggerimento!



Serata film
Gli ingredienti sono semplici: un divano, una coperta leggera, una ciotola di popcorn, un buon film e, volendo, qualcuno di piacevole con cui passare del tempo. Ormai è di passi consigliare di mettere da parte i cellulari, di smetterla di messaggiare con l'amico-cognato-collega per qualche ora ... prendetevi una sera per voi, tutto il resto può attendere qualche ora. Esiste inoltre un'alternativa al classico film, potete ascoltare della buona musica, guardare le foto e i video che avete fatto durante anno o, se siete fortunati, sedervi fuori casa e godervi la serata guardando e ascoltando la natura che vi circonda, godendovi un attimo di pace.



Qualcosa di caldo
Dopo insalate di tutti i tipi, riso, pasta, lattuga, cetriolo, carote e via dicendo, e con l'abbassarsi della temperatura, non trovo ci sia niente di più bello che mangiare o bere qualcosa di caldo. Molto caldo nel mio caso! Utilizzare le spezie: cannella, chiodi di garofano e noce moscata, giusto per fare ad esempio. Mabon è il sabba delle mele quindi non c'è niente di meglio che sfornare una meravigliosa e classica torta di mele! Potete preparare delle frittelle o utilizzarle in un piatto a base di carne. Un altro frutto tipico di Mabon è l'uva, dolce e rotonda, ideale per svariate ricette, dolci e salate. Se la giornata è particolarmente fredda potete cucinare anche qualche salutare zuppa fumante, arricchita con un paio di crostini di pane passato in forno. 



Spirito della Gratitudine
Mabon è tempo di cambiamenti ma anche di riflessioni, quale momento migliore per ringraziare gli Dei dei doni che ci sono stati fatti e delle benedizioni che ci circondano? La famiglia, gli amici, il lavoro, la salute ma anche le cose piccole come il caffè alla mattina, un buon libro, un sorriso o la nonna che vi chiama per sapere come state! Raccogliete un ramo secco e ramificato, di circa mezzo metro e piantatelo al centro di un vasetto pieno di terra o di sassi. Potete prenderne anche più di uno ovviamente! Fate un elenco delle cose di cui siete grati e scrivete ogni punto su una striscia di carta, potete anche dargli la forma di una foglia. Quindi attaccate ogni striscia di carta al ramo, addobbandolo fino a farlo sembrare un albero pieno di foglie. Potete decorarlo anche con nastri, campanelle e immagini piacevoli, così come strisce di carta con buoni propositi e vizi che volete 
abbandonare.



Via alle decorazioni!
Circondatevi di tutto ciò che vi ricorda l'autunno. Se avete dei bambini saranno felicissimi di aiutarvi a portare a casa foglie secche, pigne, legnetti e ghiande. Tirate fuori le candele che avete riposto durante la stagione calda e, ora che le giornate si accorciano, rendete voi stessi l'atmosfera a casa calda e accogliente. Potete mettere tutto in una grossa ciotola al centro del tavolo o su una mensola oppure dedicarvi a qualcosa di più complesso come una ghirlanda, se avete buona manualità. I colori di questo Sabba sono il rosso, l'arancio, il marrone, il giallo e il viola.



Fonti: gretchenmiller.wordpress.com per l'albero di gratitudine

giovedì 31 agosto 2017

Sacchetto di protezione per l'auto

Qualche tempo fa ho dovuto mio malgrado cambiare la macchina. Devo ammettere che l'auto precedente non mi è mai andata a genio, l'ho comprata più che altro per necessità e comodità lavorativa ma non l'ho mai sentita davvero mia. Nonostante fosse nuova, a km 0, ha cominciato a cadere a pezzi dopo pochi mesi, letteralmente, prima le luci, poi l'impianto elettrico, l'acqua che entrava quando pioveva, la tappezzeria e via dicendo. Così quando anche il motore ormai mi ha abbandonato sono stata costretta a cambiare auto. Sono tornata a scegliere un usato ma molto più vicino all'idea di macchina che ho, molto più bella, comoda, meno dispendiosa e utile per la mia famiglia. Qualche piccolo difettuccio di poco conto, come un paio di gomme troppo lisce. Ad ogni modo mi ero ripromessa di creare una protezione magica per la macchina nuova, giusto il tempo di farmi un'idea di cosa poter utilizzare che ... buco una ruota! Un bel chiodo proprio in una di quelle gomme che dovevo cambiare. L'ho interpretato come un messaggio del destino: "Fai pure la tua magia, ma perché possa funzionare davvero queste gomme le devi proprio sostituire!". Ho colto il messaggio e in un momento di tranquillità ho messo in atto la mia arte da Strega! Ho realizzato un semplice sacchettino con gli ingredienti che scriverò qui sotto, utilizzando ciò che avevo a disposizione, ho utilizzando una formula ispirata dal momento, invocando la protezione di Sleipnir che ho disegnato assieme ad alcune rune su un sacchetto grigio, più altre rune di protezione durante i viaggi sul retro. Ho fatto tutto durante lo scorso plenilunio, ho lasciato poi il sacchetto confezionato sul balcone durante la notte per poi appenderlo allo specchietto della macchia dell'auto. 


Calendola - Il fiore di calendola è legato al fuoco e al sole, dona gioia e serenità anche solo a guardarlo, appese all'interno di un'abitazione o, come in questo caso, di una macchina, allontanano le negatività e fermano il male. In questo caso è stata utilizzata perché può dare una mano in caso di dispute e questioni legali. 
Edera - L'edera, tanto amata da Bacco, protegge dalle negatività e dai disastri in generale, tiene lontani gli spiriti maligni. L'edera preserva dai cattivi incontri e in questo caso anche dagli incidenti.
Menta piperita - Il suo profumo mantiene la mente vigile e attenta, ottima cosa in caso di guida! Inoltre allontana le negatività e il male, rafforzando le energie delle altre erbe.
Muschio irlandese - Attira la fortuna in generale, portato con sè assicura la protezione e la sicurezza durante i viaggi e gli spostamenti. 
Sale - Indispensabile in magia per collegarsi alla Terra e andare sul sicuro. Come gli altri ingredienti del sacchetto, allontana tutto ciò che è pericoloso e negativo, inoltre focalizza le energie e l'attenzione, centrando il guidatore a Terra. Inoltre dona anche un pizzico di fortuna che non guasta mai! 
Sleipnir - E' il magico cavallo di Odino, dal manto grigio e dotato di otto poderose zampe. E' veloce ed è in grado di cavalcare cielo e acque, per tutti i nove mondi ed oltre! Ho invocato la potenza e la protezione di Sleipnir per far scivolare sull'asfalto il mio "cavallo", in totale sicurezza.

sabato 1 aprile 2017

Amicizia, ortiche e tarassaco

Ieri pomeriggio ho passato un piacevole pomeriggio in un parco alla periferia della mia città assieme a una carissima amica, compagna d'arte, Skayler. Il parco è poco frequentato, abbiamo chiacchierato passeggiando al sole e salutato cani e cavalli della zona. Ho aiutato Skayler nella realizzazione di un breve video che potrebbe essere utile per un suo futuro progetto, più semplice dirlo che farlo in effetti! Ma spero che in futuro possa essere online sul suo canale Youtube! Al parco, con il suo aiuto, ho raccolto diversi fiori di tarassaco, boccioli e giovani foglioline oltre a qualche ortica. Era da molto tempo che volevo testare qualche interessante ricetta.


Sciroppo di Tarassaco
Questa ricetta l'ho scoperta proprio grazie a Skayler, ne parla QUI, in questo video di qualche anno fa, ho trovato anche una seconda ricetta su un sito internet, Trattoria da Martina, potete trovare il link QUI. Ho seguito per lo più questa ricetta, sono fatte pressappoco allo stesso modo, ma ho variato leggermente la concentrazione degli ingredienti, raddoppiando le dosi ma diminuendo lo zucchero. Questo sciroppo ricorda moltissimo il miele ed è ottimo per la tosse e il mal di gola.

250 grammi di fiori di tarassaco
un limone non trattato
un kg di zucchero
un litro d'acqua

Ho raccolto i fiori staccandoli velocemente con le dita, erano moltissimi quindi non c'è voluto molto tempo per riempire un sacchetto di carta, di quelli che utilizzano i panettieri. Ho utilizzato il fiore intero, senza eliminare la parte verde, e in totale ho raggiunto quasi mezzo kg! Li ho lavati molto velocemente mettendoli dentro a una grossa ciotola di vetro, per eliminare la terra e insetti vari (tutti salvati e liberati sul balcone tra le mie pianticelle). E' normale che l'acqua diventi leggermente giallina. Ne ho utilizzati solo metà, il resto è stato messo un po' ad asciugare e poi congelato, nella speranza magari di poterli utilizzare per fare realizzare piatto di alta cucina!


Dopo ho messo i fiori in una pentola capiente con un litro d'acqua e il limone tagliato in quattro pezzi. Il tutto deve cuocere per una decina di minuti a fuoco vivace, girando di tanto in tanto con un cucchiaio di legno. Si sentiva già un buon profumo!


Trascorsi dieci minuti ho tolto la pentola dal fuoco e ho eliminato il limone. Ho preparato a parte una ciotola con un colino e un fazzoletto, serve qualcosa per raccogliere i fiori e filtrare l'acqua che ancora trattengono.


Ho versato l'acqua nel colino e quindi i fiori. Il problema è stato strizzare i fiori nel fazzoletto dato che erano davvero molto caldi! Ho usato un guanto di gomma, di quelli per lavare i piatti, spremendoli poco a poco. Questo è il risultato!


Ho messo il liquido ottenuto nella pentola che avevo usato prima, ben pulita, e ho aggiunto lo zucchero, un kg, prima di rimettere tutto sul fuoco. Bisogna mescolare bene in modo da sciogliere tutto lo zucchero. Inizialmente si può utilizzare una fiamma vivace ma man mano che lo sciroppo si addensa, è meglio abbassarla al minimo perché tende a gonfiare e a fare una bella schiuma! Mentre aspettate, sterilizzate i barattoli che utilizzerete: in una grossa pentola piena d'acqua immergete i contenitori completamente e portate a bollore. Toglieteli poi dall'acqua e lasciateli asciugare capovolti su uno strofinaccio pulito.

Il composto deve cuocere un'ora, un'ora e mezza, finché raggiunge la consistenza che più vi piace. Considerate che lo sciroppo, quando è caldo, è più liquido di quando è freddo. Provare a metterne un cucchiaino su un piattino, lasciate che raffreddi per testarne la consistenza. Io ho optato per qualcosa di leggermente più morbido del classico miele. Ho versato lo sciroppo caldo in un grosso barattolo di vetro, l'ho chiuso bene e l'ho capovolto. Ecco il risultato! Più fiori usati e più diventa scuro.



Boccioli sottolio
Altra ricetta semplicissima questa volta fatta con i boccioli del tarassaco, un po' più difficili da individuare tra i centinaia di fiorelloni gialli! Attenzione a prendere i boccioni, cioè i fiori ancora che si devono schiudere e non i fiori che ormai sono sfioriti e chiusi, pronti a diventare soffioni. Quello che viene fuori può essere simile ai capperi. Una volta racconti i boccioli, ho tolto con un po' di pazienza le foglioline che sono alla base.


Lavate velocemente i boccioli in una ciotola d'acqua quindi buttateli in acqua bollente per qualche minuto. Una volta scolati, li ho fatti saltare in una padellina con un filo d'olio e un pizzico di sale, quindi li ho messi dentro a un barattolo a chiusura ermetica e ho aggiunto dell'olio. Possono essere conservati anche sotto aceto e sotto sale. Possono essere utilizzati per arricchire le insalate, per decorare qualche antipasto o accompagnandoli con salumi o formaggi. Da testare! Sappiate che i fiori, sia per questa ricetta che per quella precedente, non hanno alcuna traccia di amaro, a differenza di foglie e radici. Sono estremamente delicati! 


Avevo raccolto anche qualche giovane fogliolina che ho fatto bollire in pochi minuti, ho mangiato il tutto in insalata e il sapore è ottimo, appena appena amaro, il giusto per dare sapore. La prossima volta raccoglierò certamente più foglie!


Risotto alle ortiche
Ricetta classica che avevo già testato diversi anni fa con mia nonna. Le ortiche sono una delle mie piante preferite, sarà che da piccola ci sono cascata dentro diverse volte! E' una pianta tanto urticante da fresca, quanto delicata da cotta. Oltre ad avere una lunga storia alle spalle, è ricca di vitamine e sali minerali. Non bisogna mangiarne i semi ma è per fare questo bisognerebbe raccogliere la pianta dopo la fioritura quando è ormai molto grande e coriacea. Raccogliere le ortiche quando sono ancora piccole e tenere, facendo attenzione a non pungervi ovviamente!


Per prima cosa ho eliminato i gambi che sono decisamente più duri rispetto al resto della pianta, aiutandomi con dei guanti di gomma spessi per evitare di pungermi. Ho tritato poi le ortiche in un mixer in modo grossolano, ovviamente è possibile anche farlo a mano ... ma non garantisco sul suo stato urticante! 


Quindi ho realizzato un semplice risotto: ho soffritto dello scalogno tritato in un po' di olio, ho fatto tostare il riso un minuto e poi ho aggiunto mezzo bicchiere di vino nero. Ho aggiunto poi un po' di brodo vegetale e le ortiche tritate, facendo cuocere il tutto e allungando con il brodo man mano che evaporava. Questa è la procedura che utilizzo di solito, giusta o sbagliata che sia! Il vino lo aggiungo praticamente sempre, per lo più vino rosso, in onore di mio nonno che metteva il vino pure nelle fragole! Quindi il colorito dei miei risotti, comunque molto buoni, non è dei migliori!! 


Conclusa la cottura ho aggiunto un po' di pepe, un pizzico di cumino in polvere e ho mantecato il risotto con del parmigiano che ha reso il piatto un po' più deciso, oltre ad aver aggiustato il sale. Come ho già scritto, l'ortica è estremamente delicata quindi potete abbondare con la pianta senza preoccuparvi.


Buon appetito!

lunedì 20 marzo 2017

Ostara

Lodo Ostara, Dea dell'aurora,
aumenta il potere da oriente, ci hai benedetto!
Lodo Ostara, Dea dei fertili campi,
con la vittoria e la fertile fortuna ci nutriamo.
Lodo Ostara, Dea dei nuovi inizi,
con forza e resistenza lei ci fortifica.
Lascia splendere la tua luce su di noi, sacra Dea.
Rendi le nostre parole e le nostre azioni valide ai tuoi occhi.
Riforniscici ogni giorno della tua luce.
Noi ti salutiamo, Dea compassionevole dell'Alba!
Salutiamo Voi, Ostara, da cui la primavera prende nome.
Per favore, rendici fecondi!
(Galina Krasskova)


Divinità germanica legata a vari aspetti quali la primavera, la vita e la rinascita, l'abbondanza, la fecondità e la speranza. Citata solo una volta nei testi da Beda nel "De temporum ratione", la sua presenza è tanto importante e significativa che ispirandosi al nome di questa Dea, viene coniato il termine usato per definire l'equinozio di Primavera, chiamato dai popoli germanici prima "Eostur-Monath" e successivamente "Ostara". Dal nome della dea deriva il termine "Oster" cioè pasqua in tedesco, come anche l'anglosassone "Easter", che indica sia la pasqua che la primavera. Il suo nome deriva dai termini quali est, brillare, alba e per questo viene considerata da molti la Dea dell'Aurora, splendente figlia del cielo. A lungo si è dibattuto tra gli studiosi tra l'esistenza storica di questa Dea, per alcuni un'invenzione di Beda. Ostara, o Eostre, ha diverse caratteristiche in comune con la Dea Freya: la fecondità, l'amore e il piacere, la magnificenza, la magia della rinascita; alcuni studiosi trovano anche similitudini tra i gatti di Freya e le lepri di Ostara, entrambi considerati famigli delle streghe.


Ad ogni modo, l'equinozio di primavera non può che essere il momento migliore per rinascere e rinfrescare molti aspetti della nostra vita. Molti scelgono di dare una pulita alla casa da cima a fondo, fanno il cambio dei vestiti nell'armadio tenendo comunque a portata di mano qualche caldo maglione per le sere più fresche! Vestitevi di colori, passeggiate all'aria aperta e godetevi i caldi raggi del sole, osservate i primi germogli spuntare e i primi fiori, lasciatevi accarezzare da una pioggia di petali di fiori di ciliegio, comprate dei fiori per la vostra casa e organizzare un pasto leggero e veloce, magari un pic nic, da condividere con gli amici. Godetevi la primavera!